Sicurezza informatica e GDPR: qual’è l’arma segreta delle PMI?

Sicurezza informatica e GDPR: qual’è l’arma segreta delle PMI?

Le piccole e medie imprese sono quelle più a rischio nel nuovo scenario del cybercrime, oltre a essere meno preparate all’arrivo del GDPR.

Le soluzioni basate sul Cloud Computing di TIM, però, possono sollevare gli imprenditori da una buona parte delle responsabilità e permettere loro di proteggere meglio i dati.

 

Servono circa otto mesi alle aziende italiane per capire che sono state vittime di un attacco informatico. Questo è il tempo medio per acquisire la consapevolezza che i propri “confini” sono stati violati.

A poche settimane dall’attuazione delle nuove regole europee GDPR, sembra proprio che per molte imprese, soprattutto quelle di dimensioni medie e piccole, sia ancora tecnicamente e culturalmente quasi impossibile rispondere in modo adeguato alle nuove regole imposte dalle autorità, e prima ancora alle sfide che i cybercriminali, stanno lanciando.

Anche perché in molti casi il problema viene spesso sottovalutato: una ricerca condotta da A.P.I, l’Associazione Piccole e medie Industrie, ha evidenziato che il 67% delle aziende tra quelle che hanno subito un attacco ha stanziato un budget per la sicurezza informatica solo dopo che il disastro è avvenuto. Tra quanti non hanno subito attacchi il 33% crede che l’impresa sia adeguatamente protetta; il 25% pensa, invece, che la propria impresa non sia appetibile. Solo il 38% è consapevole che, in azienda, esistono dati e informazioni critiche che hanno necessità di maggiore protezione.

“Nel campo della sicurezza informatica”, dice Carlo Mauceli, National Digital Officer di Microsoft Italia, “le dimensioni non contano. I requisiti richiesti alle grandi imprese sono gli stessi delle PMI, anche perché ci possono essere piccole realtà che trattano dati più sensibili e preziosi di grandi organizzazioni. Il problema, però, è che le PMI spesso non hanno le risorse per adeguarsi ai nuovi standard e nemmeno quelle per rimediare ai danni causati da un eventuale attacco”.

Sembrerebbe un miraggio quello della cybersecurity, e di conseguenza una strada difficilmente percorribile quella della protezione dal cybercrime, ma le soluzioni per impedire i danni derivanti dagli attacchi sempre più frequenti e sofisticati ci sono. “La tecnologia negli ultimi anni è diventata molto più democratica”, continua Mauceli, “pensiamo solo ai grandi progressi abilitati dal cloud, un’infrastruttura alla portata di aziende di qualsiasi dimensione e budget. Anche la sicurezza informatica può essere acquisita con modalità e costi sostenibili, basta averne la consapevolezza e aver sviluppato la necessaria cultura aziendale (cultura che secondo me dovrebbe cominciare a essere diffusa in primis ai giovani nelle scuole)”.

 Le soluzioni di cybersecurity di TIM sono accessibili a tutti, sono preconfigurate e facili da gestire con console in cloud, non sono richieste competenze di gestione IT e consentono il monitoraggio da qualsiasi dispositivo connesso, proteggendo i dispositivi aziendali da attacchi online, ransomware e perdita di dati .

 Risolto il problema tecnologico, agli imprenditori resta comunque il dovere, di fondamentale importanza, di proteggere i propri dati attraverso l’acquisizione di competenze e la formazione dei dipendenti.

Fonte dati:  ICT Business

 

 

 

 

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